Allo scoppiare definitivo della crisi Russia-Ucraina, i mercati collegati alle tecnologie hanno immediatamente mostrato segni di sofferenza. Una evoluzione in parte prevedibile, perché qualsiasi guerra non fa bene alle imprese che operano sui mercati globali, come quelle dell’IT.

Ma c’è anche il timore che la crisi internazionale colpisca le supply chain dei grandi nomi della tecnologia, proprio quando la situazione stava normalizzandosi, sebbene a fatica.

Russia e Ucraina non sono considerati dal grande pubblico fornitori tecnologici al livello della Cina, ma la situazione è più complessa di quanto molti pensino. Gli analisti di mercato di Techcet fanno ad esempio notare che dall’Ucraina e della Russia vengono una parte per nulla trascurabile delle forniture di sostanze e materiali usati, in varie nazioni, per la produzione di chip e semiconduttori.

Il problema riguarda in particolare le forniture di gas neon e di palladio. L’Ucraina rappresenta circa il 70% delle forniture di gas neon a livello mondiale. Dato che il mercato dei semiconduttori assorbe una percentuale analoga della produzione totale di gas neon, un “blocco” dell’Ucraina di fatto dimezzerebbe la disponibilità di neon per i processi di microlitografia di chip e semiconduttori. È un potenziale problema per le grandi “foundry” occidentali, coreane e giapponesi? Sì, ma solo entro certi limiti. Il mercato dei semiconduttori ha già vissuto la crisi russo-ucraina del 2014-2015, quando il prezzo del gas neon praticamente decuplicò in breve tempo. Da allora, chi si approvvigiona di gas rari ha imparato a diversificare le sue supply chain. E i produttori di chip hanno sviluppato tecniche che riducono la necessità di gas neon nelle loro produzioni.

Analogo il discorso che si può fare per le forniture di palladio, materiale che rientra anch’esso nel ciclo di produzione di alcuni semiconduttori. La Russia fornisce circa un terzo del palladio usato a livello globale, quindi anche in questo caso un blocco delle forniture legato alle sanzioni economiche previste contro Mosca – o come risposta ad esse – rappresenterebbe una difficoltà. La risposta è ancora la diversificazione della supply chain da parte dei produttori di chip e dei loro fornitori. Proprio le lezioni imparate nel corso di altre crisi internazionali e della pandemia hanno spinto i più attenti a destreggiarsi tra più fonti per i materiali critici.

Motivo probabilmente per cui le dichiarazioni raccolte da Reuters appaiono tranquillizzanti e ottimistiche. I produttori coreani, taiwanesi, statunitensi di chip non sembrano preoccupati di conseguenze immediate della crisi sui loro approvvigionamenti. Più nel medio termine, per ora l’approccio è in stile “aspettiamo e vediamo”.

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