C’è chi pensa che sia giusto presentare il mondo digitale ai più piccoli fin da piccolissimi, perché è il mondo in cui vivranno e, in quanto nativi digitali, devono abituarsi presto. C’è invece chi pensa che sia meglio rimandare questo incontro il più tardi possibile, lasciando crescere i ragazzi lontani da tablet e telefonini per lungo tempo.

Manuela Padoan – psicologa, musicoterapeuta e fondatrice di Spazio Incanto – ha condiviso strategie e riflessioni per affiancare bambini/e e ragazzi/e nella navigazione ed accompagnarli nel mondo digitale. Tra i punti emersi, principalmente, c’è quello di considerare il digitale come un viaggio da fare insieme ai ragazzi, per aiutarli a capire le regole di un mondo filtrato, pieno di opportunità, ma anche di pericoli. Senza dimenticare la differenza tra infanzia ed adolescenza, due momenti di crescita che vanno gestiti in modo differente.

C’è chi pensa che sia giusto presentare il mondo digitale ai più piccoli fin da piccolissimi, perché è il mondo in cui vivranno e, in quanto nativi digitali, devono abituarsi presto. C’è invece chi pensa che sia meglio rimandare questo incontro il più tardi possibile, lasciando crescere i ragazzi lontani da tablet e telefonini per lungo tempo. Voi di che idea siete? Manuela Padoan, nel suo ruolo di psicologa e musicoterapeuta naviga nelle emozioni dei ragazzi e conosce in prima persona le problematiche e le opportunità del digitale. Leggiamo cosa ne pensa, tenendo atteggiamenti distinti per bambini e adolescenti.

L’età dell’infanzia: digitale sì o digitale no?

Si dice spesso che i bambini, oggi, nascano digitalizzati. Io preferisco dire che nascono in un mondo digitale e che vadano accompagnati, un po’ alla volta, alla scoperta di questo mondo. La mia opinione è quella di evitare o ridurre l’esposizione ai cellulari e al tablet, almeno fino ai tre anni, ancor meglio fino alle elementari. Vanno bene invece alcuni momenti per la televisione e qualche cartone, sempre senza esagerare, nel rispetto di tempi ridotti e non come intrattenimento per il pranzo o la cena. Sono consapevole che sia molto difficile tenerli lontani da tablet e cellulari, ma il costo che dovrebbero pagare i ragazzi è molto alto. Consiglio di seguire Daniela Lucangeli, psicologa dello sviluppo e pro-rettore dell’Università di Padova, oltre che presidente del Cnis, impegnata nello studio degli effetti che il digitale ha nei ragazzi. A proposito della luce blu dei cellulari, la Lucangeli afferma: “La luce blu dei cellulari, soprattutto la notte, ha un effetto importante sulla nostra retina e può alterare la normale sintesi di melatonina, influendo sui ritmi circadiani che regolano il sonno – spiega Lucangeli – ciò è particolarmente rischioso nei più giovani perché il sonno è associato alla sintesi dell’ormone della crescita che influisce sullo sviluppo”. Informazioni che dovrebbero accendere un campanello d’allarme ai genitori dei piccolissimi.

Bambini delle elementari: va bene il digitale? Qual è il ruolo dei genitori?

Per quanto riguarda i bambini delle elementari, la mia indicazione è di affiancarli sempre e spiegare quello che vedono e fanno. Importantissimo applicare un filtraggio dei contenuti, per impedire che caschino in qualche video o fotografia non adatti alla loro comprensione e alla loro età. Ovviamente, fondamentale è l’esempio che diamo loro. Il cellulare non è vietato, il mondo digitale è ricco di opportunità e, se ben usato, può aprire tante finestre. Ma non deve allontanarci dal mondo reale. Se nostro figlio ci sta parlando, dobbiamo stare con lui, appoggiare il telefono e metterci in ascolto. Se vuole vedere un video, stiamo con lui e aiutiamolo a capire. Stare è una parola molto importante, che ci invita a navigare nel digitale, con i piedi per terra.

L’adolescenza è l’età dell’autonomia, anche digitale?

I ragazzi adolescenti sono di natura curiosi, soprattutto nei confronti dei cambiamenti del corpo e del mondo sessuale. Ma nel web c’è di tutto e, senza la presenza o il supporto dei genitori, diventa pericoloso. Anche in questo caso si può pensare di applicare un filtraggio dei contenuti, adatto alla loro età e magari scegliendolo con i ragazzi, e mettersi in totale ascolto dei propri figli. Bisogna parlare senza tabù, non avere timori di affrontare temi scomodi, come bullismo e pornografia, e improntare un dialogo sincero con i propri figli. Se accompagniamo i ragazzi all’ascolto e alla fiducia, i figli cresceranno consapevoli che potranno trovare ascolto in famiglia. A questa età la privacy va tutelata, e il ragazzo/a ha tutto il diritto di continuare un percorso verso l’autonomia, ma se come genitore siamo presenti, loro sono consapevoli di avere sempre un appoggio sicuro e un adulto a cui chiedere aiuto in caso vedessero un contenuto che li spaventa o li confonde. E se si è preoccupati non bisogna esitare a chiedere aiuto a un professionista, psicologo o psicoterapeuta. Non significa essere cattivi genitori, anzi. Aiuta a semplificare le cose.

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